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La rubrica Libero Pensiero – a cura di Beatrice Silenzi giornalista e direttore responsabile – ospita la dottoressa Anna Rita Iannetti, medico.
FRANCO BATTIATO. L’ULTIMO SOGNO OLTRE LA SOGLIA
A cinque anni dalla scomparsa di Franco Battiato, il panorama culturale e spirituale italiano si arricchisce di un tassello prezioso, quasi un “testamento in spirito” che sfida le leggi del tempo e della materia.
Gianluca Magi, analista e profondo conoscitore delle dottrine orientali, torna a dialogare idealmente con il Maestro siciliano nel suo nuovo libro, L’ultimo sogno. Trasformazione e rinascita.
Non è solo un libro, ma un ponte teso tra lo “Stato Intermedio” e la realtà fenomenica, un’opera che nasce da una collaborazione che Magi definisce in spiritu sed tempore, ma che affonda le radici in anni di frequentazione reale e scambi intellettuali densissimi.
Uno dei passaggi più folgoranti dell’intervista riguarda il metodo di lavoro di Battiato. Magi racconta un aneddoto rivelatore: durante la stesura del loro precedente lavoro comune, Lo stato intermedio, Battiato pretese di “liofilizzare” il testo. “Sottrarre vale più che rimpinzare”, diceva il Maestro.
Questa operazione portò alla cancellazione di oltre il 70% della bozza originale.
Per Battiato, l’abbondanza di parole era spesso una “indegna furberia” per nascondere l’assenza di sostanza.
Cercare l’essenziale significa privarsi del superfluo affinché resti solo ciò che è vivo.
Questa filosofia della sottrazione si riflette nella struttura fisica stessa del nuovo libro. L’ultimo sogno si compone di 88 pagine, esattamente come il suo predecessore.
Non è un caso, ma un riflesso simbolico: il numero 88, che richiama il doppio infinito e la legge dell’ottava di Gurdjieff, rappresenta la trasformazione.
È il segno di un rispecchiamento tra il mondo visibile e quello invisibile, due facce della stessa medaglia che Magi esplora con la precisione di uno scienziato dello spirito.
Magi introduce una riflessione profonda sulla natura della comunicazione umana. Citando Jacques Lacan, il quale affermava che “l’inconscio è strutturato come un linguaggio”, Magi aggiunge un aggettivo fondamentale: magico.
L’inconscio, secondo l’autore, opera attraverso l’incantesimo, inteso etimologicamente come “parola cantata”.
La voce, l’intonazione, il ritmo del respiro non sono solo veicoli di informazioni, ma strumenti di creazione della realtà.
La “lingua magica” (anagramma, come nota l’intervistatrice, del nome stesso di Gianluca Magi) è quella forza che distingue l’uomo dal regno animale e gli permette di forgiare il proprio destino.
In un’epoca dominata da uno Zeitgeist materico e frastornante, recuperare la sacralità della parola significa sottrarsi alla dispersione e alla frammentazione dell’io.
Il cuore del libro è la decifrazione di un sogno che Battiato confidò a Magi: una visione di guarigione, un sorriso davanti alle proprie spoglie, un giardino inondato di luce.
Magi definisce questo evento come un “sogno extrasoggettivo”, un termine caro a Carl Gustav Jung per indicare quelle manifestazioni psichiche che non appartengono solo all’individuo, ma portano un messaggio per l’intera comunità.
L’ultimo sogno non è dunque un’opera sulla morte o sul lutto, ma sul passaggio.
È un “messaggio in bottiglia” lanciato da quella No Man’s Land in cui Battiato sembra aver trovato la sua definitiva collocazione.
Ci insegna che la fine è solo una soglia e che il compito dell’uomo è costruire il proprio destino scoprendo ciò che resta di noi oltre il corpo biologico.
Gianluca Magi condivide anche una nota personale sulla sua attuale condizione di vita. Da tre anni si è ritirato in un luogo dove regna il “silenzio primigenio”, lontano dalle dinamiche predatorie della rete e dalla manipolazione dell’informazione (tema che aveva già trattato nel suo saggio su Goebbels).
Questo isolamento non è una fuga, ma una necessità per cambiare frequenza vibratoria.
“La solitudine è la scoperta di un altro genere di compagnia: la propria”, spiega Magi. In questo spazio di distacco, è possibile osservare il fiume dei pensieri parassiti senza farsi trascinare dalla corrente. È in questo silenzio che è fiorita la scrittura di L’ultimo sogno, un’opera che invita il lettore a fermarsi e a respirare il profumo dell’essenza.
L’intervista si chiude con una riflessione su Erich Fromm: la vera tragedia non è morire, ma morire senza aver vissuto.
Il rimpianto di aver sprecato il tempo in una vita inautentica, indossando “personaggi inutili” (per citare un celebre brano di Battiato), è il vero inferno da cui fuggire.
Attraverso il racconto di Magi, Franco Battiato continua a indicarci una strada: quella della ricerca costante, della disciplina spirituale e della gioia che deriva dalla comprensione del fatto che siamo esseri infiniti in un passaggio temporaneo. L’ultimo sogno è un invito a risvegliarsi prima che la luce si spenga, per scoprire che, in realtà, quella luce non si spegne mai.
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