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Su Fabbrica della Comunicazione, la rubrica Approfondimento Stoico è a cura dello scrittore ed antifilosofo Michele Putrino e Beatrice Silenzi, direttore responsabile.
APOCALISSE E POTERE. FINE DI UN’ERA E RITORNO ALLA SPIRITUALITÀ
C’è un filo invisibile che attraversa il nostro tempo e che lega geopolitica, economia e religione in una trama sempre più fitta.
Un filo che oggi appare con una chiarezza nuova, quasi inquietante, e che suggerisce una trasformazione profonda: non soltanto degli equilibri internazionali, ma della stessa visione del mondo che ha sostenuto l’Occidente negli ultimi decenni.
È in questo scenario che si inserisce la riflessione proposta da Michele Putrino, in dialogo con Beatrice Silenzi, in un confronto che sposta il baricentro dell’analisi dalla politica alla dimensione filosofico-religiosa.
Negli ultimi anni, il ritorno della religione nei discorsi pubblici e nelle strategie delle élite è diventato sempre più evidente.
Non si tratta semplicemente di una rinnovata attenzione spirituale, ma di un vero e proprio riemergere di visioni apocalittiche e messianiche.
Negli Stati Uniti, ad esempio, il peso del cosiddetto “cristianesimo sionista” ha assunto una rilevanza politica significativa, influenzando non solo il dibattito interno, ma anche la postura internazionale del Paese.
In Israele e in Iran, analogamente, si rafforzano correnti religiose che interpretano il presente come un passaggio necessario verso un compimento escatologico.
La domanda, tuttavia, è cruciale: perché proprio adesso?
Secondo Putrino, la risposta va cercata nel declino di un sistema economico e culturale che ha dominato il mondo dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Quella che è stata definita “pax americana” ha garantito per decenni una stabilità relativa, fondata sul predominio degli Stati Uniti e sulla globalizzazione dei mercati. Questo assetto ha permesso una crescita economica costante, un’espansione tecnologica senza precedenti e un diffuso senso di progresso.
Ma questo sistema, oggi, mostra segni evidenti di crisi.
Dalla crisi finanziaria del 2008 in poi, il modello occidentale ha iniziato a incrinarsi. L’aumento delle disuguaglianze, la stagnazione economica, l’instabilità geopolitica e la crescente competizione tra potenze hanno progressivamente eroso quella fiducia nel futuro che aveva alimentato intere generazioni.
Il sogno del progresso infinito – fatto di benessere materiale, innovazione tecnologica e mobilità sociale – si è lentamente dissolto.
E con esso, sostiene Putrino, è venuta meno anche quella “anestesia esistenziale” che aveva caratterizzato gli ultimi decenni.
Perché il benessere, in fondo, non era soltanto una condizione economica, ma anche un dispositivo psicologico: un modo per evitare le domande fondamentali dell’esistenza.
Chi siamo? Perché esistiamo? Qual è il senso della vita? Domande che la società dei consumi aveva messo tra parentesi, sostituendole con obiettivi immediati e tangibili.
Oggi, però, quelle domande tornano a bussare con forza.
È in questo vuoto che si inserisce il ritorno del religioso. Non come scelta consapevole, ma come risposta quasi automatica a una crisi di senso.
Quando il futuro non è più immaginabile, quando il progresso non appare più credibile, l’uomo cerca altrove una direzione.
E spesso la trova nelle narrazioni apocalittiche, che offrono una chiave di lettura semplice e potente: il mondo sta finendo, ma proprio per questo sta per essere salvato.
Questa dinamica non riguarda solo le masse, ma anche le élite. I leader politici, come osserva Putrino, non sono immuni da questo processo.
Anche loro percepiscono il declino, anche loro avvertono la fine di un ciclo. E in questa percezione trovano nella religione – o in una sua versione radicalizzata – un linguaggio capace di dare senso e legittimità alle loro azioni.
Ma il punto più radicale della riflessione riguarda la natura stessa di questo cambiamento. Non si tratta, secondo Putrino, di un semplice ritorno alla religione, bensì della fine di un’intera “era trascendente”.
Un’era in cui il senso della vita è stato collocato altrove: in un futuro da raggiungere, in un aldilà da conquistare, in una salvezza differita.
Questa visione, radicata nelle religioni monoteiste e rafforzata dalla filosofia occidentale, ha plasmato non solo la spiritualità, ma anche la scienza, l’economia e la cultura.
Il progresso stesso, infatti, può essere letto come una forma secolarizzata di escatologia: la promessa di un miglioramento continuo che si realizzerà domani.
Ma cosa accade quando il “domani” smette di funzionare come promessa?
Accade che il sistema si svuota. E che l’uomo si ritrova, improvvisamente, nel presente.
È qui che emerge l’idea di una spiritualità immanente, contrapposta a quella trascendente.
Non più un Dio lontano, da raggiungere, ma una dimensione sacra già presente nella realtà. Non più una salvezza futura, ma un senso da trovare nell’esperienza immediata.
In questa prospettiva, lo stoicismo – richiamato esplicitamente da Putrino – rappresenta un possibile paradigma per il futuro.
Una filosofia che invita a vivere nel presente, ad accettare la realtà così com’è, a trovare equilibrio e significato nella propria interiorità. Non una fuga dal mondo, ma un’immersione consapevole in esso.
Le implicazioni di questo cambiamento sono profonde e concrete. Se il sistema economico globale dovesse realmente collassare – come suggeriscono alcune dinamiche legate all’energia, al commercio e alla geopolitica – anche il nostro modo di vivere cambierebbe radicalmente.
Le grandi città, simbolo della modernità, potrebbero perdere la loro centralità. Le abitudini quotidiane, costruite su un’economia interconnessa e ad alta intensità energetica, verrebbero ridimensionate.
Ma in questo scenario, apparentemente distopico, si intravede anche una possibilità.
Quella di un nuovo inizio.
Perché ogni fine, in fondo, è anche una soglia. E ogni crisi porta con sé la possibilità di una trasformazione.
Il punto, allora, non è tanto evitare il cambiamento, quanto comprenderlo. E prepararsi ad attraversarlo con strumenti adeguati.
In questo senso, la riflessione proposta non è un esercizio teorico, ma un invito.
A guardare il presente con lucidità, a riconoscere i segni del tempo, a interrogarsi sul proprio rapporto con il mondo e con se stessi.
Perché, come suggerisce Putrino in chiusura, il cambiamento non è necessariamente una catastrofe.
Può essere, semplicemente, l’inizio di un’altra storia.
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