di GIORGIO PANDINI

Da un anno a questa parte, ormai periodicamente, leggiamo sui giornali che la Banca Centrale Europea sta costantemente ritoccando al rialzo i tassi di interesse con il conseguente aumento del tasso dei mutui.

Spesso la notizia viene semplicemente riportata come agenzia senza fornire ulteriori informazioni e spiegazioni in merito.

Cerchiamo di chiarire alcuni concetti di base e di capire quindi le motivazioni ed i meccanismi dietro queste operazioni.

Cosa sono i tassi d’interesse?

In generale, il tasso di interesse è il modo di calcolare il compenso che spetta al soggetto che presta del denaro ad un altro.

Quando un intermediario, ad esempio una banca, concede un prestito ad una persona o ad altro soggetto, deve essere ricompensato per la mancata disponibilità del denaro in un determinato periodo di tempo.

Di conseguenza più è lungo tale periodo più sarà alta la somma dovuta.

Il tasso d’interesse si calcola generalmente come percentuale, parametrata a un lasso di tempo, rispetto alla somma prestata.

La percentuale applicata è tuttavia sottoposta a dei vincoli:

  • I tassi di interesse innanzitutto non devono essere troppo alti perché, diversamente, potrebbero sconfinare nell’ambito del prestito a usura (un reato penale).
  • Il prestito a tasso zero, daltra parte, non solo non è vietato me non è neppure insolito e viene spesso applicato nei prestiti concessi dai soggetti intermediari per l’acquisto di beni al consumatore finale.

Il tasso BCE è il tasso d’interesse ufficiale che la Banca Centrale Europea applica alle banche private quando concede loro dei prestiti.

Influenza indirettamente gli interessi che poi le banche applicano tra di loro e ai clienti privati, ecco perché ha delle conseguenze dirette anche sui privati.

Influisce come conseguenza sugli interessi dei mutui e prestiti.

In questo senso quindi il tasso d’interesse della BCE è molto di più di una percentuale di guadagno sui prestiti: è una vera e propria misura di politica monetaria che viene attuata per stimolare l’economia o regolare l’inflazione.

Perché cambia il tasso BCE?

Come abbiamo visto, le banche centrali, come la BCE, usano le variazioni del tasso di sconto per dirigere e influenzare l’economia di un Paese, cercando di stimolarne la crescita e mantenerne la stabilità.

Il tasso d’interesse è solo una delle due misure principali di politica monetaria, l’altra è la quantità di moneta in circolazione.

Quando i tassi sono bassi, i depositi non sono convenienti e, di conseguenza, aumentano gli investimenti e la circolazione economica si muove.

Viceversa con alti tassi si assiste invece ad un abbassamento del livello dei consumi e ad un aumento delle azioni di risparmio.

In questo periodo stiamo assistendo a un aumento dei tassi BCE, quali sono le cause di queste variazioni?

Per molti anni, i tassi di interesse guidati da quelli della BCE in Europa e da quelli della Federal Reserve in USA, si sono mantenuti ad un livello molto basso, prossimo allo zero.

Questa situazione, originata dalla grande recessione economica a seguito della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti nel 2008, ha fatto sì che fosse poco conveniente per i risparmiatori tenere i soldi in banca visto che i tassi sui depositi non consentivano nemmeno di coprire le spese di tenuta conto.

D’altra parte, anche l’inflazione era molto bassa e l’economia, generalmente, ha conosciuto un periodo di crescita a seguito degli investimenti produttivi operati delle imprese

Oggi la situazione si è completamente capovolta.

Tassi d’interesse alle stelle, prezzi che salgono ed un’inflazione che sembra costantemente in aumento.

L’impennata dell’inflazione in particolare è dovuta ad una serie di concause che, di recente, hanno stravolto l’economia mondiale.

Dopo anni di negozi e attività chiuse a causa della situazione pandemica, infatti, le riaperture hanno visto una crescita della domanda in costante aumento fino a superare abbondantemente l’offerta disponibile.

A questo aspetto si sono sommati il funzionamento a singhiozzo del processo di fornitura delle materie prime al comparto industriale a livello globale ed il rialzo costante dei prezzi delle stesse, in particolare gas, elettricità e petrolio, problema aggravato dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina.

Questa situazione ha allarmato le Banche Centrali, che hanno iniziato ad alzare i tassi d’interesse per cercare di ridurre la circolazione del denaro e conseguentemente anche l’inflazione.

L’attuale aumento dei prezzi tuttavia deve la sua origine a cause straordinarie e dunque i tassi alti potrebbero avere un effetto negativo sull’economia, senza influire positivamente sull’inflazione. 

Inoltre rischia di avviare una situazione di possibile stagflazione.

L’attuale presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, ha dichiarato che le tensioni sono ancora forti e, di conseguenza, la politica monetaria da attuare sarà perlopiù restrittiva.

Ecco perché siamo ormai giunti al sesto aumento di fila dei tassi BCE di un ulteriore +0,5%.

Attualmente, chi ha un mutuo, potrebbe trovarsi in estrema difficoltà.

Basti pensare che tra luglio 2022 e marzo 2023, l’aumento è stato del 3%, una percentuale che può incidere tantissimo su un prestito specialmente quello per l’acquisto di una casa. 

Durante gli ultimi comunicati è stato specificato che, rispetto al 2008, le banche sono in una situazione migliore poiché non sussiste una crisi di liquidità e perché, si afferma, si hanno a disposizione tutti gli strumenti finanziari per far diminuire l’inflazione.

Andando oltre le dichiarazioni atte a rassicurare mercati e risparmiatori, le ultime previsioni indicano che l’inflazione potrebbe raggiungere il livello del 5,3% quest’anno, per poi scendere al 2,9% nel 2024 e al 2,1% nel 2025. 

Contestualmente, sempre secondo le stime della BCE, sussistono forti pressioni di fondo sui prezzi, mentre l’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari ha continuato imperterrita ad aumentare nei mesi scorsi.

Alla luce di tutto ciò, è altamente probabile che durante le prossime riunioni della BCE relative alle decisioni di politica monetaria, assisteremo ad un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse che conviene monitorare attentamente, senza fermarsi alle dichiarazioni di facciata delle istituzioni finanziarie europee e non per non farsi trovare impreparati.