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Su Fabbrica della Comunicazione, la rubrica Viaggio nella Storia Contemporanea è a cura del giornalista e scrittore Franco Fracassi – già co-autore di una collana di 12 volumi dal titolo “Nei Secoli Brevi” – che commenta con Beatrice Silenzi fatti e personaggi degli ultimi 120 anni.

Helene Bertha Amalie Riefenstahl, Leni, nasce a Berlino nel 1902 e muore a 101 anni nel 2003. Attrice, produttrice cinematografica, ballerina e fotografa è stata unanimemente conosciuta come la “musa” o la regista di Adolf Hitler.

Celebre come autrice di film e documentari che esaltavano il regime nazista, aveva senza dubbio una posizione di primo piano nella cinematografia tedesca del suo tempo, anche grazie ad una solida amicizia con il fürer, all’adesione al nazionalsocialismo, alla condivisione dell’estetica nazista, che contribuì a sviluppare ulteriormente con idee innovative per l’epoca.

Sebbene la sua arte abbia avuto una forte connotazione propagandistica, le sue innovazioni tecniche e il suo prestigio sono sopravvissute alla caduta del regime e le hanno permesso, nei decenni successivi di minimizzare il suo passato, riaffiorato negli anni ottanta nella lunga causa legale contro la regista tedesca Nina Gladitz.

In tutto il mondo il cinema rappresentò fin dall’inizio uno straordinario mezzo di propaganda – come, ad esempio, le pellicole hollywoodiane a sostegno dell’impegno bellico degli Stati Uniti nella prima e nella seconda guerra mondiale.

Negli anni Trenta questa consapevolezza divenne un’ossessione per i grandi dittatori del Novecento: il fascismo in Italia, il nazismo in Germania e lo stalinismo in Russia rappresentarono tre casi emblematici di come i regimi autoritari abbiano usato il cinema per creare uno scudo di consenso attorno a loro.

Durante il Terzo Reich, molti autori fuggivano negli Stati Uniti, contribuendo a rendere grande Hollywood a scapito del cinema tedesco che pagò a caro prezzo questa scelta al termine della seconda guerra mondiale.

Un tratto comune a tutti i governi autoritari e dittatoriali fu l’incentivo a produrre film di evasione e di intrattenimento, riducendo al massimo il contenuto politico delle pellicole, preservando ed incoraggiando le pellicole con una forte impronta propagandistica.

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