;

Clicca per guardare il video

La rubrica L’Altra Domenica è a cura dello scrittrice e giornalista Enrica Perucchietti e Beatrice Silenzi, direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.

DONALD TRUMP E L’ATTACCO AL VENEZUELA

Il risveglio amaro del 2026: tra bombe in Sud America e controllo digitale.
L’atmosfera di festa è stata bruscamente interrotta dai venti di guerra che soffiano da Washington verso Caracas.
Mentre il mondo si scambiava ancora gli auguri di buon anno, l’amministrazione di Donald Trump ha impresso un’accelerazione brutale alla sua politica estera, portando gli Stati Uniti sull’orlo di un conflitto aperto con il Venezuela.

Il ritorno della Dottrina Monroe
Secondo l’analisi di Enrica Perucchietti, quanto sta accadendo in queste ore non è un “fulmine a ciel sereno”, ma il culmine di una strategia di pressione iniziata mesi fa. L’intervento militare, giustificato dalla Casa Bianca con il pretesto della lotta al narcotraffico e l’abbattimento del “Cartel de los Soles”, ricalca fedelmente dinamiche già viste nella storia americana, come l’invasione di Panama del 1989.

Sotto la superficie della retorica securitaria, tuttavia, si muovono interessi ben più concreti: il controllo delle vaste risorse petrolifere venezuelane e la necessità di spezzare l’asse geopolitico che Maduro stava rinsaldando con la Cina di Xi Jinping.
La fine del mito del “Trump pacifista”
Per chi sperava in un Trump “Messia della pace”, il risveglio è stato traumatico.
La nomina di falchi neocon come Marco Rubio alla Segreteria di Stato aveva già tracciato la rotta.

Il “nuovo anno” ci consegna un leader che, lungi dall’essere un isolazionista, sembra intenzionato a usare il pugno di ferro per garantire l’autosufficienza energetica degli States, specialmente in vista di una possibile escalation in Medio Oriente che potrebbe coinvolgere l’Iran e Israele.
Tifoserie e realtà
Perucchietti sottolinea un punto centrale: l’errore della “tifoseria politica”. Sostenere acriticamente un leader straniero, sperando che faccia gli interessi di altri Paesi, è un’illusione pericolosa.
La realtà ci mostra una presidenza pragmatica e spietata, che non esita a ricorrere al regime change laddove gli interessi nazionali sono in gioco.

L’era della sorveglianza e dell’autocensura
Ma il controllo non si ferma ai confini geografici. Una delle novità più inquietanti di questo inizio 2026 riguarda la mobilità dei cittadini comuni, inclusi i turisti italiani.
La richiesta di mostrare l’attività sui social network degli ultimi cinque anni per entrare negli Stati Uniti segna un punto di non ritorno nella sorveglianza tecnologica.

Non si tratta solo di sicurezza, ma di una forma di “rieducazione” globale: il cittadino, sapendo di essere monitorato, finisce per autocensurarsi, evitando di esprimere opinioni critiche per non compromettere la propria libertà di movimento.

Mentre ci lasciamo alle spalle i primi giorni di questo nuovo anno, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un mondo sempre più schizofrenico, dove le promesse di cambiamento si scontrano con la dura realtà di vecchie logiche di potenza e nuove forme di controllo capillare.
Il tempo ci dirà se questa sarà l’alba di un nuovo ordine o l’inizio di una spirale fuori controllo. Per ora, il “buon anno” ha il sapore amaro della polvere da sparo e del controllo digitale.

Il video pubblicato è di proprietà di (o concesso da terzi in uso a) FABBRICA DELLA COMUNICAZIONE.
E’ vietato scaricare, modificare e ridistribuire il video se non PREVIA autorizzazione scritta e richiesta a info@fcom.it.