di GIORGIO PANDINI

M.C. ESCHER TRA ARTE E SCIENZA, IN MOSTRA A MILANO

In concomitanza con l’apertura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 si avvia alla conclusione la mostra M.C. Escher Tra Arte e Scienza al MUDEC di Milano.
Organizzata in collaborazione con il Kunstmuseum Den Haag che ha fornito un gran numero delle opere esposte ed il supporto della Fondazione intitolata all’autore, la rassegna propone una nuova prospettiva sul percorso artistico di Escher soffermandosi sul rapporto tra arte e matematica.

Nato in Olanda nel 1898 Maurits Cornelis Escher è noto al pubblico per le sue architetture impossibili e le illusioni ottiche con le quali ha creato un linguaggio visivo unico ed immediatamente riconoscibile.

La mostra segue il percorso artistico ed umano dell’autore a partire dalla sua biografica ricca di immagini che accoglie il visitatore prima ancora di varcare la soglia di ingresso.

Il viaggio inizia con la prima sezione in cui sono presenti ed analizzati i lavori giovanili di Escher durante la sua frequenza della Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem guidato dal suo maestro Samuel Jessurun de Mesquita.
Nelle sue opere è evidente l’eleganza delle linee, la pulizia delle forme che permette di carpirne l’essenza senza dover ricorrere ad una sovrabbondanza di particolari.

In queste prime opere di incisione, in cui il linoleum è il materiale privilegiato per le sue caratteristiche di omogeneità e morbidezza rispetto al legno, i soggetti sono legati al simbolismo alla natura ed alla decorazione ma già si intravvedono quelli che saranno i tratti peculiari della sua produzione: precisione, rigore ed una preferenza per l’astrazione come cifra stilistica.

Il percorso si sposta poi sulle esperienze di viaggio in Italia, dove ha modo di affinare le sue capacità di osservazione dei paesaggi, da cui trarrà anche ispirazione per alcuni pattern (come le vedute della costiera Amalfitana) che ritroveremo poi nelle Metamorfosi successive ed in altre opere più tarde.
Gli scorci e le vedute delle città italiane non sono però solo mera rappresentazione della realtà, ma diventano luoghi dell’anima nei quali l’osservatore più attento può ravvisare un’anticipazione della metafisica.

In Spagna invece, protagonista della successiva sezione della mostra, Escher incontra l’arte islamica e rimane folgorato dall’utilizzo delle decorazioni geometriche dell’Alahambra di Granada con le sue piastrelle smaltate a motivi geometrici ricorrenti.
Sebbene ancora in età giovanile, l’artista viene colpito dallo schema decorativo basato sulla ripetizione di motivi astratti basati sulla logica e la matematica, uno stile che avrà modo di rivedere e maturare successivamente.

La sezione successiva è dedicata appunto alla tassellazione, la suddivisione e lo riempimento dello spazio attraverso i tasselli, elementi decorativi ripetibili che da semplici figure geometriche mutano e si trasformano in figure animate dando vita a mondi inattesi sospesi in uno spazio astratto.

Il passo successivo è naturalmente l’esplorazione della trasformazione di questi mondi in altre forme, a volte distanti, a volte complementari tra loro, nelle opere in mostra Metamorfosi I e II l’autore parte da un soggetto riconoscibile che subisce in progressione diverse mutazioni in animali, architetture e paesaggi in un ciclo continuo, specialmente nella seconda opera in cui la parola Metamorphose apre e chiude l’opera come in un continuum sia visivo che concettuale.

Nelle ultime due sezioni della mostra viene evidenziato il rapporto di Escher con la Matematica e la Geometrica, insieme anche al concetto di Infinito che è centrale nell’opera dell’artista.
Dopo la parte formativa, nell’esposizione vengono gradualmente inseriti nelle sale intere pareti formate da un unico specchio. Questa soluzione oltre ad ingannare l’occhio del visitatore gli permette di interiorizzare inconsciamente, attraverso lo sguardo, la spazialità degli ambienti in una tensione tangibile verso l’infinito.

Serve inoltre da preparazione per l’immancabile installazione che normalmente reputo ormai stantia perché spesso si tratta di un escamotage narrativo che è presente perché deve esserci, ma che in realtà risulta stucchevole, banale e noioso.
Non è questo il caso, dietro una tenda nera di velluto si apre una stanza in cui soffitto e pavimento sono un unico specchio, mentre su tutte e quattro le pareti scorrono le animazioni delle opere di Escher, in cui le forme elementari prendono vita, si trasformano e mutano ininterrottamente.

L’effetto è davvero notevole e ci troviamo letteralmente immersi in un’esperienza multimediale sottolineata dai motivi circolari del commento sonoro, in cui sembra di spostarsi vertiginosamente in ogni direzione.
Fortunatamente è presente una panca per evitare di cadere!

La mostra si chiude con una parte dedicata ai lavori su commissione per la decorazione di edifici pubblici ed alle opere di design. Anche in questi lavori Escher impone la sua visione artistica.
Il suo linguaggio peculiare che fonde arte, artigianato, immaginazione e calcolo diventa qui opera concreta, che dalla stampa si trasforma, come nelle sue metamorfosi, in architettura viva.

L’esposizione chiude domenica 8 febbraio, se quindi siete a Milano nel weekend, il  consiglio è quello di fare tappa al MUDEC di via Tortona, per immergersi nel mondo di M.C. Escher tra Arte e Scienza in un percorso che ha il pregio di essere logico, coerente, lineare proprio come la sua opera.