Clicca per guardare il video
La rubrica Primo Piano è a cura di Beatrice Silenzi, direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.
OLTRE IL SINTOMO. EMOZIONI E MALATTIA
Quando appare un sintomo – un mal di testa, un’infiammazione, una dermatite – la nostra reazione istintiva è quella di sopprimerlo.
Cerchiamo il farmaco più veloce, la soluzione chimica che metta a tacere il segnale nel minor tempo possibile.
Di questo si occupa Matteo Penzo, direttore di Dalet Scuola del Sintomo, che in una recente riflessione ha scardinato l’approccio meccanicistico alla malattia per restituirci una visione integrata dell’essere umano.
Il punto di partenza è una provocazione scientifica: la soppressione del dolore è lecita e spesso necessaria, ma non è la soluzione.
“Conoscere l’origine di un problema è avere metà della soluzione”, diceva Freud. Eppure, oggi tendiamo a ignorare l’origine, preferendo incolpare fattori generici come lo stress, la genetica o il caso.
La relazione tra cervello e organi è bionivoca e assodata. Il cervello non è solo la sede dei pensieri, ma il centro di controllo che, attraverso il sistema nervoso simpatico e parasimpatico, induce modificazioni strutturali e funzionali negli organi.
In ambito biologico, nulla accade per errore. Ogni sintomo è una risposta adattativa a una percezione di pericolo.
Quando viviamo un evento che percepiamo come “destrutturante”, il nostro cervello antico (il tronco encefalico) attiva risposte istintive di sopravvivenza che abbiamo ereditato da milioni di anni di evoluzione: lotta, fuga o il “fingersi morto” (la paralisi).
Queste reazioni non sono solo psicologiche; sono scariche elettriche e chimiche che viaggiano nel corpo.
Se ci sentiamo minacciati e non riusciamo a “ruggire” per difendere il nostro territorio, il cervello può attivare i bronchi per permetterci di incamerare più aria e prepararci a una reazione che, però, spesso rimane inespressa sul piano fisico.
È qui che nasce il sintomo: quando il conflitto non viene risolto nell’azione, si scarica sull’organo.
Se accettiamo questa premessa, la definizione di “guarigione” cambia radicalmente.
Guarire non significa semplicemente riparare un tessuto o far sparire un’infiammazione.
La vera guarigione avviene quando il soggetto integra l’esperienza della malattia su più piani: relazionale, emozionale, intellettivo e chimico.
L’essere umano non è un ammasso di organi, ma un individuo indivisibile.
La guarigione è, dunque, un atto di coscienza.
Le Maschere della Nevrosi: L’Enneagramma
Un elemento cruciale nel percorso verso la salute è la comprensione della nostra struttura caratteriale, o “nevrosi”.
Matteo Penzo introduce qui lo strumento dell’Enneagramma, che descrive nove tipologie di personalità nate come strategie di difesa durante l’infanzia.
Queste maschere egoiche non sono “cattive” in sé, ma diventano pericolose quando si sostituiscono al nostro vero Sé.
Ognuno di noi, in risposta a una percepita mancanza d’amore o a un trauma di separazione, ha creato una strategia: c’è chi reagisce con la rabbia (lotta), chi con l’evitamento (fuga) e chi con l’isolamento (fingersi morto).
Queste strategie diventano automatismi che condizionano la nostra vita adulta. Ad esempio, una persona che soffre della nevrosi dell’aiutante cercherà di occuparsi costantemente degli altri per ottenere riconoscimento.
Questo comportamento, apparentemente amorevole, nasconde un bisogno profondo e non soddisfatto che genera un’alterazione elettrochimica costante nel cervello, rendendo il soggetto vulnerabile a specifici sintomi.
Uno dei termini più fraintesi nel linguaggio comune è “stress”. Lo usiamo per spiegare tutto, dal raffreddore alla patologia grave, rendendolo di fatto un termine vuoto.
In primo luogo, denigriamo l’oggetto esterno (ad esempio, iniziamo a temere il cibo o il clima). In secondo luogo, dimostriamo un’inefficienza scientifica, perché cerchiamo il colpevole nel posto sbagliato.
Ma il terzo rischio è il peggiore: il vero colpevole rimane a piede libero. E il vero colpevole è la nostra percezione interiore, il nostro modo di reagire agli eventi della vita.
La parola “cura” deriva dal sanscrito e significa “prendersi la responsabilità del proprio stato di salute”.
Assumersi la responsabilità non significa avere colpa, ma diventare protagonisti del proprio processo di guarigione.
Significa smettere di chiedere “perché è successo a me?” e iniziare a chiedersi “cosa sta cercando di dirmi il mio corpo attraverso questo sintomo?”.
Attualmente, solo una piccola percentuale della popolazione vive con una reale consapevolezza della connessione mente-corpo.
La maggior parte delle persone è ancora alla ricerca di una “pillola magica” che risolva il problema senza richiedere un cambiamento di vita.
Ma la biologia non mente: se la vita che conduciamo e il modo in cui percepiamo la realtà ci hanno portato alla malattia, non possiamo pensare di guarire restando esattamente chi siamo.
Per questo, lo studio della psicobiogenelogia e della mappa dei talenti diventa fondamentale: per tornare a sentire i propri visceri, per riappropriarsi della propria istintualità e per vivere relazioni autentiche.
Solo allora il sintomo, avendo esaurito la sua funzione di messaggero, può finalmente congedarsi, lasciandoci integri, consapevoli e, finalmente, liberi.
Il video pubblicato è di proprietà di (o concesso da terzi in uso a) FABBRICA DELLA COMUNICAZIONE.
E’ vietato scaricare, modificare e ridistribuire il video se non PREVIA autorizzazione scritta e richiesta a info@fcom.it.

