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La rubrica Libero Pensiero – a cura di Beatrice Silenzi giornalista e direttore responsabile – ospita lo psicologo e comunicatore Andrea Tosatto.
CASO GARLASCO, INDAGINI CONCLUSE. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Garlasco, la fine delle indagini riapre il caso: dubbi, omissioni e un’Italia che si interroga sulla giustizia
Il caso di Garlasco torna ancora una volta al centro del dibattito pubblico italiano. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la chiusura delle nuove indagini – avvenuta lo scorso 8 maggio – ha riacceso interrogativi che sembravano ormai sepolti sotto una sentenza definitiva.
Oggi c’è un nuovo indagato, Andrea Sempio, mentre il nome di Alberto Stasi, condannato nel 2015 in via definitiva, torna inevitabilmente al centro di una possibile revisione giudiziaria.
A riportare l’attenzione sul caso non sono soltanto le televisioni o i grandi giornali, ma anche il lavoro di giornalisti indipendenti, comunicatori e analisti che negli ultimi mesi hanno continuato a scavare tra documenti, intercettazioni, contraddizioni e piste dimenticate.
Tra questi Andrea Tosatto, che a Garlasco è andato personalmente, raccogliendo testimonianze e incontrando avvocati, abitanti del luogo e persone vicine alla vicenda.
Il quadro che emerge, secondo Tosatto, è quello di una realtà tipicamente provinciale, dove tutti si conoscono e dove i rapporti personali finiscono per sovrapporsi alla ricerca della verità.
In un piccolo centro, osserva, non è affatto più semplice fare chiarezza su un delitto. Al contrario, i legami, i sospetti reciproci, le paure e perfino i pettegolezzi possono generare una rete fittissima di depistaggi, reticenze e silenzi.
Il tema dell’omertà, spesso associato soltanto ad alcuni contesti geografici italiani, secondo Tosatto attraversa invece ogni territorio dove esistono paura e dinamiche di potere.
Non necessariamente grandi organizzazioni criminali, ma anche piccoli equilibri locali, relazioni personali, timori di esporsi o di compromettere rapporti consolidati.
La sensazione più forte che emerge oggi, però, riguarda soprattutto la fragilità del sistema investigativo e giudiziario italiano. Per anni Alberto Stasi è stato indicato come il colpevole definitivo dell’omicidio di Chiara Poggi.
Eppure, già durante il processo, molti osservatori avevano evidenziato l’assenza di prove realmente schiaccianti. La condanna arrivò comunque, fino al carcere definitivo. Dieci anni di pena già scontati, di cui otto trascorsi senza benefici significativi.
È proprio questo l’aspetto che oggi inquieta maggiormente una parte dell’opinione pubblica: la possibilità che una persona possa essere stata condannata sulla base di un impianto accusatorio fragile, ambiguo e pieno di zone d’ombra.
Non si tratta soltanto di stabilire se Stasi sia innocente oppure no. Il punto, sostengono molti osservatori, è capire se in Italia si possa finire in carcere senza che la colpevolezza sia dimostrata “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Nel frattempo, il caso si è trasformato in un gigantesco fenomeno mediatico.
Garlasco è diventato una sorta di romanzo collettivo nazionale, con tutti gli elementi capaci di attirare l’attenzione pubblica: il delitto in provincia, il sesso, i sospetti, i segreti, le relazioni ambigue, le figure misteriose, i presunti depistaggi, i video, le intercettazioni e persino suggestioni legate a ritualità oscure o ambienti borderline.
Una miscela perfetta per alimentare talk show, dibattiti televisivi e contenuti social.
Tosatto parla apertamente di una “soap opera italiana”, capace di trasformarsi in argomento da bar, da parrucchiere e da salotto televisivo.
E proprio la televisione viene indicata come uno dei motori principali della spettacolarizzazione del caso. Negli ultimi due anni, Garlasco è tornato a occupare ore e ore di programmazione, generando audience, visibilità e inevitabilmente anche guadagni economici.
Sul fronte giudiziario, intanto, assumono un ruolo centrale anche gli avvocati coinvolti. Tosatto ha espresso grande apprezzamento per Giada Bocellari, legale di Stasi, definita una professionista preparata e capace di reggere una pressione mediatica enorme nonostante la giovane età.
Più complesso invece il giudizio sull’avvocato Massimo Lovati, storico difensore di Andrea Sempio: un professionista considerato di grande esperienza, ma che secondo Tosatto potrebbe essersi esposto oltre il semplice ruolo difensivo.
Particolarmente delicata rimane poi la posizione della famiglia Poggi. Per anni i genitori di Chiara hanno continuato a sostenere la colpevolezza di Alberto Stasi senza mostrare pubblicamente dubbi o cedimenti.
Una rigidità che ha suscitato incomprensioni e critiche. Eppure, osservando alcune intercettazioni e conversazioni emerse negli atti, Tosatto ritiene che la famiglia agisca in assoluta buona fede, affidandosi completamente ai propri consulenti e legali di fiducia.
Più difficile da interpretare, secondo lui, sarebbe invece l’atteggiamento di Marco Poggi, fratello di Chiara ed ex amico dello stesso Alberto Stasi.
Un rapporto personale che aggiunge ulteriori livelli di complessità psicologica e relazionale a una vicenda già estremamente intricata.
Adesso, con la chiusura delle indagini, il caso entra in una nuova fase. Potrebbero aprirsi scenari giudiziari clamorosi, con conseguenze pesantissime non solo per i protagonisti della vicenda, ma anche per la credibilità dell’intero sistema investigativo italiano.
Perché Garlasco, ormai, non è più soltanto il racconto di un omicidio irrisolto: è diventato il simbolo di un Paese che continua a interrogarsi sulla verità, sulla giustizia e sui limiti delle proprie istituzioni.
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