di GIORGIO PANDINI

Se ne parla ormai da decenni, ma l’accelerazione del suo sviluppo ha recentemente fatto esplodere il dibattito sull’Intelligenza Artificiale (AI) negli ultimi mesi, tanto da attirare, finalmente, l’attenzione dell’uomo comune su questa innovativa tecnologia.

Lo strumento di punta? La Chat GPT.

Utilizzando piattaforme messe a disposizione dagli sviluppatori è possibile, oggi, per chiunque collegarsi e creare testi ed immagini. 

Come? Semplicemente indicando parametri, termini, nomi e descrizioni di cui il generatore deve tenere conto e ci si ritrova, in pochi istanti, con il prodotto finito.

L’algoritmo di creazione ha alle spalle un gigantesco Database di informazioni integrato con tutti i dati disponibili in Rete, che gli permette, non solo di mettere in fila parole in successione ma, tramite appunto l’Intelligenza Artificiale, anche di dare un senso compiuto alla scelta dei termini, in relazione al contesto, in modo che quanto creato sia assolutamente coerente.

Le applicazioni sono le più svariate.

Si va dalla creazione di testi professionali agli articoli di giornale, dalle poesie alle relazioni, fino alla produzione di immagini, disegni e addirittura musica.
Questo apre potenziali, infinite possibilità di utilizzo in ambito scolastico, professionale, artistico e medico, senza dimenticare l’informazione.

Proprio da quest’ultimo deriva il primo pericolo: la creazione di notizie ed immagini totalmente inventate!

Se Fake News oggi è un rischio, la possibilità di una velocissima diffusione di questi falsi tramite la condivisione sui social è quello primario.

Sebbene attualmente non vi sia ancora la possibilità di sostituzione dell’essere umano da parte dell’Intelligenza Artificiale, ben più preoccupanti sono invece i potenziali utilizzi fraudolenti di foto e dati privati che, tramite l’utilizzo quotidiano che tutti facciamo dei social, confluiscono più o meno inconsapevolmente nella banca dati dalla quale l’algoritmo di Chat GPT attinge.

Tra gli elementi personali che ultimamente è possibile “donare” vi è persino la nostra voce, seppure per una motivazione meritoria, come, ad esempio, regalarne una “umana” a persone affette da malattia e che utilizzano un sintetizzatore vocale per comunicare. 

Per rendersi conto di come negli ultimi mesi si stia diffondendo l’utilizzo di Chat GPT è sufficiente provare ad accedere alle piattaforme per cercare di generare un’immagine o un testo.
Si scopre, senza troppa sorpresa, che ormai anche le versioni Beta (quelle cioè da testare gratuitamente) non sono utilizzabili, a causa dell’enorme richiesta da parte degli utilizzatori. Di contro sono però già acquistabili piani di abbonamento annuali che permettono di usufruire del servizio online.

La domanda che è lecito porsi è la seguente: come possiamo essere certi che tutta questa gigantesca mole di informazioni non sarà utilizzata, adesso o in futuro, per scopi poco trasparenti se non addirittura per fini illeciti? 

Come è sempre avvenuto nella storia dell’uomo, se da una parte non è bene demonizzare aprioristicamente le innovazioni tecnologiche è necessario però essere vigili, attenti e lungimiranti per prevenirne le conseguenze potenzialmente distorte.

A partire dall’uso disinvolto che quotidianamente facciamo dell’apparecchio tecnologico che tutti abbiamo in tasca, il cellulare!

Per approfondire temi legati alla Comunicazione “Fabbrica della Comunicazione. Il Linguaggio dei Media” è il libro di Beatrice Silenzi