di GIORGIO PANDINI

Da qualche settimana, chi è più attento alle notizie che non occupano ancora le prime pagine dei quotidiani avrà certamente visto apparire sporadicamente, ma con frequenza crescente, articoli con prese di posizione differenti riguardo la cosiddetta cannabis light.

La locuzione, insieme all’utilizzo di sigle come CBD e THC, è stata oggetto di notizie su fantomatiche sentenze di sospensione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio in merito ad un decreto ministeriale che inseriva tale coltivazione tra le sostanze stupefacenti.

Certo questo argomento è insidioso e quando si parla di cannabis, generalmente, si avverte una certa confusione.
La pianta è interessante per due elementi particolarmente rilevanti: il cannabidiolo (CBD) come viene comunemente chiamato ed il tetraidrocannabinolo (THC).

La differenza?

Il THC ha effetti psicotropi, è illegale per scopi ludici ed è regolamentata per utilizzo medico e terapeutico, invece il CBD non è intossicante ed è attualmente commercializzato legalmente in capsule, compresse, oli, gomme, estratti liquidi e succo di vape per le sigarette elettroniche.

A livello normativo, in Italia, con la Legge 242/2016 era consentita la coltivazione di cannabis light con THC inferiore allo 0,2 per cento per scopi industriali e nel 2017 l’OMS aveva dichiarato il CBD come sostanza naturale sicura con proprietà benefiche.

Questo ha aperto la strada all’imprenditoria della canapa, per la coltivazione e commercializzazione di prodotti a base di cannabidiolo.
Arriviamo così al 2020, anno in cui, con decreto ministeriale del 1 ottobre a firma del ministro Speranza, vengono inserite le composizioni per somministrazione ad uso orale a base di CBD tra le sostanze stupefacenti.

Il 28 dello stesso mese, sempre il ministro sospende con un nuovo decreto l’entrata in vigore del precedente “in attesa dei pareri richiesti all’Istituto superiore di sanità e al Consiglio superiore di sanità”.
Tutto rimane sospeso fino al 7 agosto del 2023 quando il nuovo ministro Schillaci revoca la sospensione.

A questo punto le associazioni dei produttori insorgono con ricorso al TAR che accoglie l’istanza e sospende a sua volta l’ultimo decreto ministeriale fissando l’udienza per l’approfondimento di merito al 16 gennaio del 2024. Udienza rimandata al 16 settembre prossimo.

Ed oggi, a quattro mesi dalla fatidica udienza e relativo verdetto (salvo ulteriori rinvii), gli imprenditori della canapa non stanno con le mani in mano e montano un caso mediatico per coinvolgere ed influenzare l’opinione pubblica a loro vantaggio.

In attesa della nuova udienza del TAR del Lazio, cerchiamo di fare chiarezza sulla diatriba che contrappone l’attuale Governo e l’AICI (Associazione Imprenditori Canapa Italia) sulla legalità o meno dei prodotti ad uso orale a base di cannabidiolo. 

Per i produttori il CBD ha evidenti effetti benefici sulla salute: aiuta l’organismo quando è stressato e funziona come una sorta di riequilibratore, come un alleato naturale in caso di insonnia, ansia, stress, dolori mestruali, emicrania e dolore cronico.

Il processo produttivo inizia dai semi di canapa da cui si ricava un prodotto grezzo contenente diverse sostanze: oltre al CBD sono presenti quantità minori di altri fitocannabinoidi, clorofilla, cera e terpeni.
Partendo da questo primo estratto, si susseguono varie fasi di raffinazione che rendono il prodotto sempre più puro fino a raggiungere il 99 per cento di CBD in forma cristallina.

Tuttavia, sebbene il cannabidiolo sia approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) ed abbia verificati effetti positivi sui pazienti affetti da diverse tipologie (encefalopatie epilettiche ed altre forme di epilessia resistenti al trattamento comune) e nonostante conferisca sollievo dal dolore, di contro, la sostanza presenta effetti avversi: ipertensione, riduzione dell’appetito, alterazioni dell’umore, sensazione di testa vuota, affaticamento, insonnia, secchezza delle fauci. 

Non solo. Il CBD può causare un aumento delle transaminasi, danni epatici oltre al fatto che interagisce con la somministrazione di numerosi farmaci, amplificandone l’effetto e quindi aumentando il rischio di reazioni avverse.

Scommettiamo che il cancan pubblicitario di questi giorni sia destinato ad aumentare con l’avvicinarsi del prossimo appuntamento in tribunale?
Certamente assisteremo ad uno spostamento del dibattito dall’ambito economico e commerciale a quello politico post elezioni europee che in questi giorni occupano lo spazio sui Media, con buona pace dei produttori di canapa light che rischiano concretamente di veder “andare in fumo” il proprio business.