di GIORGIO PANDINI

In queste ultime settimane d’estate, stiamo assistendo ad un aumento quasi costante del prezzo dei carburanti alla pompa, aumento per il quale Assoutenti ha stimato un impatto sulla famiglia di 417 Euro in più all’anno in termini di spesa.

Come si arriva a questo risultato?

Secondo lo studio, i rincari registrati in Italia potrebbero far volare il conto totale della stangata ad oltre 10,7 miliardi di euro tra effetti diretti e indiretti legati all’aumento dei listini.

Rispetto ai prezzi medi nazionali in vigore sulla rete, a maggio 2023, la benzina costa oggi più 13,2 centesimi al litro (equivalenti a più 6,6 euro per un pieno), mentre il gasolio rincara di più 17,7 centesimi al litro (più 8,9 euro a pieno).

Facendo una media tra i due carburanti e nell’ipotesi di 2,5 pieni al mese per ogni veicolo, l’aggravio di spesa, con i listini attuali, raggiunge i più 232,5 euro all’anno, a famiglia, solo per il rifornimento.

I rialzi alla pompa hanno anche effetti a cascata anche sul tasso di inflazione.

Se si considera che in Italia l’88 per cento della merce viaggia su gomma, l’aumento del carburante per i trasportatori viene inevitabilmente scaricato sul consumatore finale, che subirà l’innalzamento del prezzo sul prodotto trasportato.

Ipotizzando quindi un impatto del caro-carburanti pari al più 0,6% sul tasso di inflazione, le ricadute sulle famiglie italiane sarebbero pari a più 4,75 miliardi di euro all’anno, solo per i maggiori costi sulla spesa quotidiana.

Una famiglia tipo si ritroverebbe così a spendere – tra effetti diretti e indiretti – in totale circa 417 euro all’anno in più, con un salasso per la collettività pari a 10,7 miliardi di euro.

Una situazione analoga si è verificata lo scorso anno, a causa del conflitto Russo-Ucraino, che aveva generato un rincaro del prezzo del petrolio per le conseguenti difficoltà di approvvigionamento, in parte compensato dall’aumento della produzione richiesto ai Paesi del Medio Oriente.

Nonostante ciò, anche per via di diversi episodi di speculazione economica, l’allora Governo Draghi aveva disposto un intervento diretto sul taglio delle accise per arginare parzialmente l’aumento.

Il rincaro attuale, anche se originato da un aumento diretto della materia prima (che rimane comunque in linea con la media europea), segue in Italia lo stesso circolo vizioso del precedente.

Il prezzo alla pompa è fortemente influenzato dalle accise e dall’IVA – che per diesel e benzina arrivano a determinare più della metà del prezzo finale per i consumatori – circa 90 centesimi per il primo e più di 1 euro per la seconda.

Il costo totale esposto ai distributori è infatti composto da tre elementi:

  • il prezzo della materia prima
  • le accise – cioè le imposte indirette applicate nel corso del tempo – ad esempio quelle introdotte per la guerra in Etiopia a quelle per l’alluvione di Firenze e per i terremoti
  • l’IVA al 22 per cento che si applica sia alla materia prima che alle accise.

Tale meccanismo di composizione del prezzo finale rende quindi il nostro Paese maggiormente esposto ai rincari del petrolio.

Per questo motivo, da più parti stanno giungendo all’attuale Governo, richieste per un nuovo intervento, analogo a quello posto in essere dal precedente esecutivo, richieste a cui i ministri attuali non sembrano intenzionati a dar seguito.

Il taglio delle accise è un intervento particolarmente oneroso e, nonostante le maggiori entrate dovute proprio alle imposte che nei primi 6 mesi dell’anno ammontano a circa 1,8 miliardi (il 20 per cento in più del 2022), il Governo intende investire queste maggiori entrate con l’estensione al 2024 del taglio del cuneo fiscale per migliorare il potere d’acquisto degli stipendi.

Come riportato dall’ANSA, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha spiegato le motivazioni di questa scelta:

“Tagliare le accise della benzina costerebbe un miliardo al mese, 12 miliardi l’anno. Se noi dovessimo riproporre quella misura dovremmo trovare in altro modo e con altre tasse 12 miliardi di euro l’anno, che sono ben più di quanto costava il reddito di cittadinanza.
Il Ministero dell’Economia sta preparando la manovra che sarà destinata al taglio strutturale del cuneo fiscale per rilanciare l’impresa e il lavoro italiano e consentire a chi ha salari più bassi di avere un reddito dignitoso frutto del loro lavoro.”

La stessa linea è stata ribadita anche dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che ha aggiunto:

“Quando uno taglia il costo della benzina non favorisce i più deboli, paradossalmente, ma chi fa più benzina, che di solito sono quelli che hanno macchine più potenti”.

Il Governo, ad oggi, sembra chiuso a qualsiasi ipotesi di intervento, ma se il prezzo del carburante dovesse continuare a salire, potrebbe essere necessario riconsiderare questa posizione, sempre con l’auspicio che la situazione si possa normalizzare nuovamente con la diminuzione del prezzo di mercato.
Aspetto che però allo stato attuale rimane imprevedibile.