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La rubrica Viaggio nella Storia Contemporanea è a cura dello scrittore e giornalista d’inchiesta Franco Fracassi e Beatrice Silenzi, direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.
DA GATES A BLACKROCK. ELITE O GIOCHI DI POTERE?
Il dibattito pubblico contemporaneo sembra ossessionato da una parola tanto onnipresente quanto sfuggente: l’élite.
Ma chi sono davvero i “potenti” che muovono le fila del mondo?
Franco Fracassi invita subito a superare le narrazioni bidimensionali per immergersi nella complessità di un potere che non è mai monolitico.
Il punto di partenza è il recente coinvolgimento mediatico di figure come Bill Gates nel caso Epstein. Per Fracassi, questo non è solo un fatto di cronaca giudiziaria, ma un segnale di come certi equilibri stiano mutando.
Ammonisce il giornalista: l’errore più comune è la semplificazione.
Definire “l’élite” come un gruppo unico e coordinato è un abbaglio: esistono infinite élite — economiche, culturali, tecnologiche — spesso in lotta tra loro o mosse da interessi temporaneamente convergenti.
Uno dei nodi centrali è il pregiudizio occidentale. Siamo abituati a guardare solo verso Washington, New York o Bruxelles, ignorando che il baricentro del potere si è spostato.
Mentre noi discutiamo dei leader del G7, realtà come i BRICS o colossi industriali indiani e cinesi esercitano un’influenza globale che spesso sfugge ai nostri radar.
Fracassi cita l’esempio di BlackRock: un gigante che controlla l’economia mondiale da vent’anni, ma di cui l’opinione pubblica ha iniziato a parlare solo recentemente.
Questo dimostra che il vero potere agisce spesso nell’ombra, non per un complotto magico, ma per l’incapacità dei media di “decodificare” la realtà oltre la superficie.
L’analisi si sposta poi sulla figura del “filantropo-scienziato” incarnata da Bill Gates.
Fracassi lo descrive come un personaggio che usa il proprio patrimonio non solo per profitto, ma per plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza, influenzando istituzioni come l’OMS e le politiche vaccinali globali.
Il fatto che oggi Gates finisca “nella polvere” o che figure come Klaus Schwab lascino la guida del World Economic Forum non deve però trarre in inganno. Secondo il principio del Gattopardo — “tutto cambia perché nulla cambi” — al vertice del WEF siede ora Larry Fink, capo di BlackRock.
Il potere non scompare, cambia semplicemente volto, diventando ancora più diretto.
Infine, Fracassi affronta il tema della geopolitica, citando il caso dell’Iran. La minaccia di una guerra imminente viene spesso usata come strumento di persuasione, ma la realtà è fatta di intrecci economici e ricatti geografici (come il controllo dello Stretto di Hormuz) che rendono il conflitto aperto un’opzione estrema e poco probabile.
L’invito è quello di rifuggire dal “complottismo becero” e dalla semplificazione estrema.
La conoscenza vera non è un elenco di fatti, ma la capacità di vedere oltre la maschera, comprendendo che il mondo non è diviso in bianco e nero, ma è un labirinto di interessi contrapposti dove l’unica costante è il tentativo delle grandi strutture di potere di auto-conservarsi.
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