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Su Fabbrica della Comunicazione, la rubrica della domenica mattina a cura di Beatrice Silenzi – giornalista e direttore responsabile – con Enrica Perucchietti si chiama L’Altra Domenica.

Disforia di genere. Stop alle prescrizioni di farmaci utilizzati per la sospensione dello sviluppo puberale in casi di pubertà precoce.
Il passo indietro fatto dalla Gran Bretagna segna un punto importante ed arriva dopo un lungo lavoro di revisione compiuto sulla sicurezza ed efficacia del farmaco.

Le terapie bloccanti della pubertà, che interrompono i cambiamenti fisici, innescati con lo sviluppo dei ragazzi, dunque, saranno disponibili solo come parte della ricerca e non sarà più consentita la prescrizione di routine.

La questione viene da tempo dibattuta anche in Italia, dove, a gennaio, l’uso di queste terapie, all’ospedale Careggi di Firenze, era finito nell’occhio del ciclone dopo l’interrogazione parlamentare di Forza Italia e il conseguente invio di ispettori per verificare se fosse stato effettuato l’obbligatorio percorso di psicoterapia preliminare, prima della somministrazione della triptorelina.

Questo farmaco è utilizzato nel nostro Paese, limitatamente alle bambine di età inferiore agli 8 anni e ai bambini inferiori di 10 anni, su diagnosi e piano terapeutico di strutture specialistiche.

L’impiego negli adolescenti, al fine di bloccare una “pubertà fisiologica”, è il punto focale che innesca almeno due inevitabili domande.

La prima. Qual è il ruolo dei genitori?

E perché non aspettare l’età adulta, la maturità emotiva ed anche un’ulteriore consapevolezza, prima di addentrarsi in una terapia così strutturata ed irreversibile?

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