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La rubrica Libero Pensiero – a cura di Beatrice Silenzi giornalista e direttore responsabile – ospita la dottoressa Anna Rita Iannetti, medico.
FISICA QUANTISTICA APPLICATA ALLA MEDICINA. ECCO LE NUOVE FRONTIERE
Mentre il 2026 si apre dinanzi a noi, il dialogo tra scienza di frontiera e benessere umano si fa sempre più serrato, portandoci a mettere in discussione i pilastri della medicina tradizionale meccanicistica per abbracciare una visione “quantistica” dell’essere vivente. In un recente e illuminante incontro presso Fabbrica della Comunicazione, la dottoressa Anna Rita Iannetti, medico specializzato in PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia), ha tracciato la rotta di questa evoluzione, spiegando come la fisica atomica e le relazioni umane siano, in realtà, parte dello stesso spettro di salute.
Per decenni abbiamo considerato il corpo umano come una macchina composta di ingranaggi biochimici. Tuttavia, la fisica quantistica ci insegna che, a livello dei “mattoni” della materia – gli atomi, gli elettroni, i fotoni – le leggi della realtà cambiano radicalmente.
Come sottolineato dalla dottoressa Iannetti, la fisica quantistica non è percepibile dai nostri sensi comuni, ma richiede uno studio specifico per essere compresa e, soprattutto, applicata alla medicina.
Due sono i fenomeni chiave che riscrivono la nostra fisiologia: il collasso della funzione d’onda e l’entanglement quantistico.
Il primo ci spiega come una particella (come un elettrone) possa comportarsi come materia o come energia a seconda dell’osservazione e dell’input; il secondo rivela che zone distanti del nostro corpo non comunicano solo attraverso lenti segnali biochimici, ma agiscono in modo istantaneo e integrato.
Non c’è più una separazione netta tra cervello, fegato o pelle: il corpo è un’entità energetica che produce risposte coerenti in tempo reale.
Uno dei punti più rivoluzionari toccati dalla dottoressa Iannetti riguarda l’epigenetica: la capacità degli input ambientali di cambiare la funzione dei nostri geni senza mutarne la struttura.
La biochimica tradizionale analizza la molecola, ma la biofisica ne analizza il “senso”.
L’esempio dell’Interleuchina 6 (IL-6) è emblematico:
– Se prodotta dal sistema immunitario, è una molecola infiammatoria.
– Se prodotta dal muscolo durante un’attività piacevole (come ballare il tango), diventa antinfiammatoria.
– Se prodotta da un tumore, favorisce le metastasi.
La molecola è la stessa a livello materico, ma il suo “valore energetico” e funzionale cambia totalmente in base a chi la produce e al contesto in cui viene generata. Questo dimostra che la medicina del futuro non potrà limitarsi a sopprimere un sintomo chimico, ma dovrà correggere le “disfunzioni energetiche” che ne sono alla base.
Se oggi la medicina si affida ancora massicciamente ai farmaci di sintesi, la ricerca in biofisica sta già producendo dispositivi capaci di interagire con i campi elettromagnetici umani.
La dottoressa Iannetti prevede che, entro i prossimi cinquant’anni, la biochimica sarà in gran parte superata da tecnologie di scansione e riequilibrio energetico (il concetto di “Cocoon”).
Già oggi esistono dispositivi – come tappetini elettromagnetici a scopo terapeutico – capaci di accelerare processi di guarigione in modo quasi prodigioso.
La Iannetti cita il caso di un giovane calciatore con uno strappo muscolare di 30 centimetri: una lesione che avrebbe richiesto tre mesi di prognosi si è risolta in soli 15 giorni grazie all’uso di frequenze specifiche che hanno fornito alle cellule l’informazione corretta per ristrutturare il tessuto.
Non si tratta di miracoli, ma di dare alla cellula l’input epigenetico per ripristinare la sua funzione fisiologica originaria.
Tuttavia, la tecnologia non può nulla se l’ambiente circostante rimane ostile. La dottoressa lancia un allarme sulla qualità del nostro stile di vita: viviamo in un mondo “iper-sterilizzato” dove il suolo è povero e il cibo è spesso “morto”, privo di quei micronutrienti e microbi necessari alla salute.
L’uso degli integratori diventa oggi quasi una necessità per colmare queste lacune, ma non può essere la soluzione definitiva. È necessario riscoprire sostanze naturali protettive (come il tè verde, il vischio o gli studi di Biava sullo Zebrafish) e, soprattutto, bonificare quello che è forse il terreno più inquinato di tutti: le nostre relazioni.
La PNEI ci insegna che lo stress emotivo si traduce istantaneamente in tossicità biochimica. La dottoressa Iannetti punta il dito contro una società occidentale che sembra nutrirsi di “nefandezze”.
I media, attraverso la cronaca nera ossessiva e la propaganda di guerra, creano un clima di minaccia costante che mantiene il sistema nervoso in uno stato di allerta perenne.
“L’umanità occidentale è inquinata alla radice”, afferma con forza. Mentre in Africa si possono ancora trovare bambini che, nonostante la povertà, possiedono sguardi aperti e sorridenti, in Occidente i giovani appaiono spesso spenti, impauriti o già “malati” nel profondo della loro regolazione emotiva.
In questo scenario, come possiamo difenderci? La chiave risiede in due strumenti alla portata di tutti: la respirazione e la distanza emozionale.
Il respiro non è solo un atto meccanico, ma il regolatore principale della nostra fisiologia PNEI.
Attraverso una respirazione consapevole, possiamo “fortificarci” contro gli ambienti tossici (lavorativi o familiari) che non possiamo evitare. Imparare a non reagire impulsivamente (“botta e risposta”) ma a mantenere un distacco emozionale permette di non far “collassare” la nostra salute di fronte alle provocazioni esterne.
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