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La rubrica Primo Piano è a cura di Beatrice Silenzi, direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione, qui con il giornalista d’inchiesta e scrittore, Franco Fracassi.
7 OTTOBRE L’INGANNO LA STORIA GLI INTRIGHI LA GEOPOLITICA
Disponibile anche l’audiolibro, letto da Beatrice Silenzi, scrivendo mail a
francofracassi1@gmail.com
“Ci sono eventi storici che non possono essere compresi fermandosi alla superficie”.
È questa, in fondo, la chiave di lettura di 7 ottobre, l’inganno, il monumentale volume di oltre settecento pagine firmato dal giornalista d’inchiesta Franco Fracassi insieme a Paola Pentimella Testa.
Un’opera che non si limita a raccontare l’attacco del 7 ottobre 2023 e il successivo conflitto israelo-palestinese, ma tenta di scavare nei meccanismi profondi del potere contemporaneo, nei rapporti internazionali, nelle connessioni ideologiche e nelle strutture occulte che, secondo gli autori, avrebbero contribuito a costruire uno degli eventi più traumatici e controversi degli ultimi anni.
Su Fabbrica della Comunicazione, Fracassi racconta come la scintilla iniziale sia stata la “sconcertante somiglianza” tra il 7 ottobre e l’11 settembre.
Una similitudine che per lui non riguarda soltanto la portata simbolica degli eventi, ma soprattutto la costruzione narrativa e mediatica che li ha accompagnati.
Fracassi, che da oltre vent’anni si occupa delle dinamiche legate all’11 settembre, spiega di avere iniziato l’indagine quasi per istinto professionale, seguendo una serie di domande che, a suo dire, nessuno sembrava voler porre davvero.
Perché proprio il 7 ottobre?
Chi avrebbe avuto interesse a un attacco di quelle proporzioni?
Come è stato possibile che uno degli apparati di sicurezza più sofisticati al mondo sia stato colto impreparato?
E soprattutto: chi ha costruito la narrazione successiva?
Da queste domande nasce un’inchiesta gigantesca che, secondo Fracassi, ha finito per spalancare “un mondo parallelo”, fatto di relazioni trasversali tra poteri apparentemente incompatibili: sionisti, islamisti, suprematisti cristiani, massoneria, apparati di intelligence, finanza internazionale e organizzazioni religiose.
Una delle sorprese più forti del libro riguarda infatti il ruolo attribuito ad alcune componenti del cattolicesimo politico e dell’Opus Dei, elemento che lo stesso autore definisce inizialmente inaspettato.
Il cuore del libro, però, non è soltanto geopolitico. Fracassi insiste molto su un concetto: la realtà non può essere letta “a compartimenti stagno”.
Secondo il giornalista, il grande limite della cultura contemporanea è proprio quello di dividere il sapere in settori isolati, perdendo così la capacità di cogliere i legami profondi tra fenomeni apparentemente lontani.
È un ragionamento che nel libro si trasforma quasi in una filosofia dell’inchiesta: per comprendere un conflitto bisogna mettere insieme economia, religione, storia, psicologia collettiva, tecnologia e persino spettacolo mediatico.
Ed è proprio il tema dello “show” uno dei passaggi più inquietanti dell’intervista. Fracassi descrive il 7 ottobre come una sorta di gigantesco reality drammatico. Non nel senso di una messa in scena finta, ma come un evento reale costruito all’interno di regole narrative precise.
Il festival musicale al confine con Gaza, i video girati dagli smartphone, la diffusione immediata delle immagini di panico e morte: tutto avrebbe contribuito a creare un impatto emotivo globale devastante.
Secondo l’autore, la forza dell’evento non sarebbe derivata solo dalla violenza in sé, ma dalla sua rappresentazione visiva.
La società contemporanea vive immersa nelle immagini e nei social network; per questo, sostiene Fracassi, la guerra moderna non può più essere separata dalla sua spettacolarizzazione.
Il paragone con i reality show americani diventa allora una provocazione culturale: preparare il terreno, scegliere i protagonisti, orientare la narrazione, lasciare che siano poi le immagini prodotte dagli stessi partecipanti a costruire il racconto globale.
Un’altra dimensione centrale del libro riguarda la trasformazione tecnologica della guerra. Nelle ultime pagine, Fracassi e Pentimella Testa spostano il focus dal conflitto israelo-palestinese al futuro dell’umanità digitale.
Il tema dell’intelligenza artificiale emerge come elemento decisivo: secondo gli autori, i nuovi conflitti sarebbero già gestiti attraverso sistemi automatizzati capaci di selezionare bersagli, decidere priorità operative e coordinare attacchi senza un controllo umano diretto.
Particolarmente inquietante è il passaggio dedicato ai campi profughi in Siria e Sudan, descritti come laboratori sperimentali per tecnologie di controllo digitale. Fracassi sostiene che l’accesso a beni essenziali come cibo, acqua e cure mediche passi sempre più attraverso sistemi di identità digitale, scanner biometrici e software di riconoscimento.
Una realtà che, secondo lui, anticiperebbe il modello sociale che potrebbe estendersi anche all’Europa nei prossimi anni.
Il libro si muove dunque continuamente tra passato e futuro, tra inchiesta storica e riflessione filosofica.
Non è soltanto un testo sul Medio Oriente, ma una riflessione sul potere contemporaneo, sulla manipolazione delle masse, sul ruolo dei media e sull’evoluzione della società tecnologica.
Naturalmente, molte delle tesi contenute nel volume sono destinate a suscitare dibattito e controversie.
Alcune interpretazioni proposte dagli autori si collocano infatti in un territorio estremamente delicato, dove giornalismo investigativo, analisi geopolitica e visione sistemica del potere finiscono per intrecciarsi in modo radicale.
Ma è proprio questo, probabilmente, l’obiettivo dichiarato di Fracassi: spingere il lettore fuori dalla comfort zone della narrazione ufficiale e costringerlo a interrogarsi sulla complessità del mondo contemporaneo.
Più che un semplice libro sul 7 ottobre, 7 ottobre, l’inganno appare quindi come una lunga immersione dentro le contraddizioni del XXI secolo.
Un’opera che chiede tempo, attenzione e spirito critico, ma che proprio per questo si propone come uno dei lavori più ambiziosi e controversi usciti recentemente nel panorama dell’inchiesta italiana.
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