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La rubrica L’Altra Domenica è a cura dello scrittrice e giornalista Enrica Perucchietti e Beatrice Silenzi, direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.

POTERE, ARMI E SMART TV: CHI CI COMANDA DAVVERO?

Nell’abituale appuntamento domenicale con Enrica Perucchietti, il quadro che emerge della politica internazionale e della nostra quotidianità tecnologica è tutt’altro che rassicurante.
Tra le mura ovattate di Bruxelles, i palazzi del potere di Washington e persino i nostri salotti, si muovono dinamiche di controllo e opacità che sembrano uscite da un romanzo distopico, ma che sono tragicamente reali.

Il primo fronte caldo riguarda i vertici dell’Unione Europea. Al centro delle critiche c’è Ursula von der Leyen, accusata dall’eurodeputato tedesco Fabio De Masi di violare sistematicamente i trattati dell’Unione.
Il caso specifico riguarda un’interrogazione parlamentare dettagliata sulle interazioni della Commissione con le lobby delle armi.

La risposta? Un silenzio lungo sette mesi, seguito da repliche evasive e incomplete.
Secondo Perucchietti, non siamo di fronte a un incidente isolato, ma a un vero e proprio “modus operandi”.
La gestione von der Leyen si è distinta negli anni per una sistematica mancanza di trasparenza.
Pensiamo al celebre Pfizergate, il caso degli SMS cancellati tra la Presidente e il CEO di Pfizer, Albert Bourla, durante le trattative per i vaccini anti-Covid.
O ancora, ai messaggi scambiati con Emmanuel Macron sui negoziati del Mercosur, anch’essi svaniti nel nulla.

Nonostante le denunce di figure come Frederick Baldan (che ha subito ritorsioni personali, come la chiusura dei conti correnti) o le azioni legali intraprese da testate come il New York Times, la “cupola” tecnocratica sembra restare impunibile. Gli equilibri di potere e gli interessi in gioco prevalgono sulla giustizia e sul diritto dei cittadini di sapere come vengono gestiti i soldi e la sicurezza pubblica.
La sensazione è quella di una politica in decadenza, che irrida chiunque chieda onestà.

Dall’altra parte dell’oceano, il panorama non è meno turbolento. Donald Trump sta portando avanti quella che viene definita una “politica muscolare”, ma con una differenza fondamentale rispetto al passato. Se le amministrazioni precedenti (specialmente quelle democratiche) ammantavano i loro interventi all’estero con la retorica dell’esportazione della democrazia e dei diritti umani, Trump ha gettato la maschera.

Il caso del Venezuela è emblematico. Il tentativo di rovesciare Maduro non viene più giustificato solo con la lotta al narcotraffico, ma viene esplicitamente collegato al controllo delle risorse petrolifere.
È un neo-imperialismo schietto, quasi brutale, che tratta la geopolitica come una partita a Risiko.
Dalle mire sulla Groenlandia alle minacce contro l’Iran (attualmente sotto pressione per le proteste interne), gli Stati Uniti di Trump sembrano voler riaffermare il loro primato con la forza, ignorando ogni diplomazia multilaterale.

Il memorandum presidenziale con cui gli USA si sono ritirati da 66 organizzazioni internazionali (di cui 31 legate all’ONU) segna la fine del globalismo per come lo conoscevamo.
Trump sta smantellando la governance globale, uscendo dall’OMS e dall’UNESCO, e ridimensionando organizzazioni come l’USAID, anche grazie all’azione di Elon Musk e del suo dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE).
L’obiettivo è chiaro: “America First”, a qualunque costo per il resto del mondo.

Mentre i grandi della Terra si scontrano per il petrolio e il potere, nelle nostre case sta avvenendo un’altra silenziosa invasione: quella della nostra privacy.
Recentemente, una battaglia legale in Texas ha confermato ciò che molti “complottisti” sostenevano da anni: le Smart TV ci spiano.
I giganti Samsung e Hisense sono stati portati in tribunale per aver inserito nelle loro televisioni algoritmi capaci di monitorare e ascoltare ciò che accade all’interno delle abitazioni, anche quando le funzioni di tracciamento venivano apparentemente disattivate dall’utente.

La giustificazione ufficiale? “Migliorare l’esperienza dell’utente” e consigliare programmi in base alle abitudini.
In realtà, si tratta di una profilazione aggressiva che trasforma un oggetto domestico in un occhio e un orecchio perennemente accesi.
È il paradosso della comodità: accettiamo di essere spiati nelle nostre intimità più profonde per avere la pigra soddisfazione di non dover scegliere un film, lasciando che sia un algoritmo a farlo per noi. La vittoria legale in Texas è importante, ma arriva con anni di ritardo, quando ormai milioni di case sono state “violate” da questa tecnologia.

Verso dove stiamo andando?
La riflessione finale di Enrica Perucchietti è un invito al risveglio delle coscienze. Siamo immersi in una società che erode costantemente le libertà individuali in nome di una presunta sicurezza o di una finta comodità.
Che si tratti dei messaggi cancellati della von der Leyen, delle ambizioni imperiali di Trump o della telecamera nascosta nella nostra TV, il filo conduttore è lo stesso: il controllo.

Troppo spesso rispondiamo a queste intrusioni con l’alibi del “non ho nulla da nascondere”.
Ma il punto non è ciò che nascondiamo, è il valore della nostra libertà. Quando la politica non risponde più ai cittadini e la tecnologia diventa uno strumento di spionaggio anziché di emancipazione, significa che il sistema è in una fase di decadenza pericolosa.

Forse, dovremmo chiederci se siamo ancora padroni delle nostre scelte o se siamo diventati semplici pedine in un gioco deciso altrove. La consapevolezza è l’unica arma che ci resta per non arrenderci a questo “nuovo mondo” che, dietro promesse di progresso, sembra voler soffocare la nostra umanità.

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