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La rubrica L’Altra Domenica è a cura dello scrittrice e giornalista Enrica Perucchietti e Beatrice Silenzi, direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.

NOVITÀ SU EPSTEIN. MANIE E MINORI ALLO ZORRO RANCH

Il caso di Jeffrey Epstein continua a trasformarsi in un labirinto di rivelazioni, omissioni, documenti desecretati e interrogativi irrisolti.
A distanza di anni dalla sua morte ufficialmente archiviata come suicidio, la vicenda appare ancora lontanissima da una conclusione definitiva.
Ogni settimana emergono nuovi dettagli che allargano ulteriormente il perimetro dello scandalo, coinvolgendo modelle, aristocratici, politici, scienziati e persino presunti progetti eugenetici.

Tra gli episodi più inquietanti delle ultime settimane vi è quello legato a Elisabetta Ferretto, modella italiana originaria del Veneto e indicata come una delle accusatrici di Epstein.
La donna sarebbe improvvisamente scomparsa da New York per oltre due settimane, facendo perdere completamente le proprie tracce.
La famiglia, abituata a sentirla quotidianamente, avrebbe immediatamente lanciato l’allarme, al punto da coinvolgere anche l’Interpol nelle ricerche.

Il ritrovamento ha però alimentato ulteriori dubbi: Ferretto sarebbe stata individuata in una prigione della Florida, ma senza che venissero chiariti i motivi della detenzione né eventuali capi d’imputazione.
Un silenzio che ha inevitabilmente acceso sospetti e alimentato nuove speculazioni attorno a un caso che sembra generare misteri su misteri.

Nel frattempo continuano a riaffiorare le connessioni tra Epstein e il mondo delle dinastie reali britanniche. Il nome più noto resta quello dell’ex principe Prince Andrew, già travolto dalle accuse della defunta Virginia Giuffre.
Ma il materiale desecretato negli ultimi mesi avrebbe riportato sotto i riflettori anche Sarah Ferguson, ex moglie di Andrea, coinvolta in una serie di scambi di mail definiti imbarazzanti.

Secondo le ricostruzioni circolate, Ferguson avrebbe scritto a Epstein con toni molto personali, arrivando persino a lamentarsi del fatto di essere stata “usata” per arrivare al marito.
In altri messaggi si farebbe riferimento a incontri privati a New York e persino a un presunto figlio che Epstein avrebbe avuto.
Elementi che riaprono uno dei temi più oscuri dell’intera vicenda: l’ossessione del finanziere per la riproduzione genetica e per la creazione di una sorta di discendenza selezionata.

Ed è qui che entra in scena lo Zorro Ranch, la gigantesca proprietà di Epstein nel New Mexico, oggi considerata da molti investigatori e osservatori uno dei luoghi più inquietanti dell’intera rete del finanziere.
Per anni l’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto sulla villa di Manhattan e sull’isola privata di Little Saint James. Oggi, invece, il focus si sta spostando proprio sul ranch.

Diverse testimonianze parlano infatti di giovani portati nella struttura, drogati e sottoposti ad abusi. Alcuni racconti parlano anche di ragazze coinvolte in misteriose pratiche mediche, gravidanze e neonati successivamente sottratti alle madri.
A rendere ancora più torbida la situazione vi è il fatto che già nei primi anni Duemila Epstein parlasse apertamente del proprio desiderio di creare una sorta di “centro di riproduzione” basato sul suo DNA, convinto di possedere caratteristiche genetiche superiori.

In alcune mail desecretate comparirebbero inoltre riferimenti a studi sulla clonazione umana e a progetti scientifici che avrebbero dovuto consentire la nascita di “bambini perfetti”.
Quanto vi sia di reale e quanto di delirante in queste teorie resta ancora tutto da verificare, ma il semplice fatto che tali conversazioni siano documentate contribuisce a rendere il quadro ancora più disturbante.

Negli ultimi mesi sono emerse anche testimonianze secondo cui nei pressi dello Zorro Ranch potrebbero essere stati sepolti dei corpi. Una segnalazione anonima inviata all’FBI già nel 2019 parlava infatti di video compromettenti, pratiche sadomaso finite in tragedia e possibili omicidi.
Eppure, nonostante quelle informazioni fossero nelle mani delle autorità da anni, le indagini sul terreno sarebbero iniziate soltanto recentemente.

Intorno al caso Epstein resta poi apertissimo il capitolo relativo alla sua morte. La recente comparsa di un presunto biglietto d’addio consegnato dall’ex compagno di cella Nicholas Tartaglione ha suscitato nuove polemiche.
Tartaglione, detenuto per omicidio, sostiene di aver conservato il messaggio per sette anni prima di divulgarlo.

Ma il problema è che l’intera vicenda del suicidio di Epstein continua a presentare troppe anomalie: telecamere non funzionanti, controlli saltati, guardie assenti, fratture sospette rilevate durante l’autopsia e contraddizioni investigative mai chiarite fino in fondo.
Per molti osservatori, un semplice foglio scritto a mano non può bastare a chiudere definitivamente una delle storie più oscure degli ultimi decenni.

Il caso Epstein, insomma, continua a rappresentare qualcosa di più di uno scandalo sessuale.
È diventato il simbolo di un sistema di potere opaco, trasversale e protetto, capace di intrecciare finanza, politica, aristocrazie e apparati investigativi. E forse è proprio questa la ragione per cui, a distanza di tanti anni, le domande continuano a essere molte di più delle risposte.

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