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Su Fabbrica della Comunicazione, la rubrica della domenica mattina a cura di Beatrice Silenzi – giornalista e direttore responsabile – con Enrica Perucchietti si chiama L’Altra Domenica.

Il nuovo spot Esselunga fa discutere.
Girato a Milano, inizia con una bambina, Emma, che all’interno di un negozio Esselunga si allontana dalla mamma per andare nel reparto ortofrutta a prendere una pesca che la mamma le compra.

Tornate a casa, la bimba regala quella pesca al padre che è venuto a prenderla.
I genitori sono separati e Emma dice al padre che quel regalo è da parte della mamma.
Fine.

È la notizia del momento.
Dalla politica alle associazioni, ai Media non c’è canale che non ne abbia parlato.

I sostenitori – cioè quelli che si sono emozionati e commossi nel vedere lo spot – plaudono all’idea di mostrare finalmente una famiglia di separati.

Basta con lo stereotipo stile Mulino Bianco o Barilla (“dove c’è casa”), ma stop anche alla nuova “inclusiva” famiglia arcobaleno.

Lo spot propone una visione attuale e dirompente rispetto alla solita narrazione, atipica e che scardina lo stereotipo di genitori perfetti, che si amano ed in cui si dà spazio anche ai figli dei separati che, come Emma, da sempre desiderano veder ricongiunti mamma e papà.

Certamente è uno spot che non lascia indifferenti.

Quelli a cui non piace, percepiscono il tentativo di voler colpevolizzare i divorziati della sofferenza dei figli (ed Emma li rappresenta tutti) che si fanno carico del compito (non di loro competenza) di far andare nuovamente d’accordo i genitori.

Dal un punto di vista della comunicazione, se l’obiettivo dello spot Esselunga era quello di proporre un modello di famiglia differente dal solito in tv, è stato raggiunto.

Ma di più.
Se nelle intenzioni dei pubblicitari c’era anche quella di creare una campagna che colpisse l’emotività, o semplicemente che se ne parlasse, il risultato è stato centrato in pieno!

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