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Su Fabbrica della Comunicazione la rubrica Libero Pensiero è cura di Beatrice Silenzi – giornalista e direttore responsabile, qui con Paolo Borgognone. 

Sono passati pochi giorni dalla morte del centenario Henry Kissinger, negli Stati Uniti.
Considerato da molti uno statista, uomo molto attivo ancora nelle ultime settimane di vita, è stato una presenza costante nel dibattito pubblico nazionale e internazionale.

E, come è prevedibile, la sua morte ha riacceso i riflettori sull’intera carriera di uomo vicino ai Presidenti americani da Kennedy a Johnson, a Nixon e Ford.

Una figura estremamente controversa, come teorico e come politico, protagonista di leggende, ombre e segreti che ha portato con sé.

Kissinger e l’interventismo globale, la costruzione di nazioni, il cambiamento di regimi. È l’uomo che ha promosso e giustificato una politica estera scevra di scrupoli morali e preoccupazioni umanitarie.

L’ossessione per l’equilibrio di potenza, l’ordine e la stabilità e la credibilità degli Stati Uniti, lo hanno condotto a ritenere accettabile la negoziazione con regimi non democratici (lontani dallo stato di diritto).

Henry Kissinger – presente nel dibattito sulla guerra in Ucraina e verso la Cina di Xi (che nei confronti del “vecchio amico” spendeva belle parole) – ha avuto il merito di aver avviato le comunicazioni diplomatiche fra la Repubblica Popolare Cinese all’inizio degli anni ’70 e USA e negoziato la strategia degli armamenti nucleari fra Stati Uniti e URSS.

Stratega di relazioni diplomatiche del Novecento, Machiavelli americano.

Ulteriore approfondimento a questo link:

HENRY KISSINGER. IL MACHIAVELLI D’AMERICA.

 

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