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La rubrica Libero Pensiero – a cura di Beatrice Silenzi giornalista e direttore responsabile – ospita l’avvocato Pier Luigi Fettolini

MINETTI E MAXWELL. IL TEMPO DELLE GRAZIE

Il recente provvedimento di grazia concesso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Nicole Minetti ha riacceso un dibattito mai sopito nel nostro Paese. È un’occasione per riflettere su un istituto giuridico che affonda le sue radici in un passato remoto e che, ancora oggi, solleva interrogativi sulla reale uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Come sottolineato dall’avvocato Pierluigi Fettolini, il potere di grazia rappresenta un vero e proprio “fossile giuridico”. È l’erede diretto del pollice verso o del potere di vita e di morte che l’imperatore esercitava nell’arena.
Sebbene oggi sia inserito in una cornice costituzionale, la sua natura rimane profondamente discrezionale.
A differenza dell’indulto o dell’amnistia, che sono provvedimenti generali e astratti approvati dal Parlamento, la grazia è un atto individuale: un “dono” del Capo dello Stato che può cancellare una pena o commutarla, spesso per riparare a situazioni in cui l’applicazione rigida della legge (il cosiddetto summum ius) produrrebbe un’ingiustizia sostanziale (summa iniuria).

Tuttavia, in un ordinamento moderno che si professa democratico, l’esistenza di un potere così personale lascia spazio a riflessioni amare sulla persistenza di una società divisa in caste.
Sebbene le definizioni medievali siano scomparse, la distanza sociale ed economica tra chi “conta” e chi “subisce” la legge rimane abissale.

Nicole Minetti era stata condannata in via definitiva nel 2022 a due anni per induzione alla prostituzione (caso Ruby) e a un anno e un mese per il caso “Rimborsopoli”.
La motivazione ufficiale del provvedimento di grazia risiede in gravi motivi umanitari legati alla cura di un minore. Eppure, il giurista impertinente solleva un dubbio tecnico non trascurabile: con condanne inferiori ai quattro anni, la legge italiana già prevede l’accesso a misure alternative che evitano la detenzione in carcere. Perché, dunque, ricorrere all’istituto eccezionale della grazia se la pena detentiva non era, nei fatti, imminente o inevitabile?

Qui il dibattito si sposta dal piano legale a quello delle “ombre”. Come per ogni figura che ha gravitato attorno ai centri di potere più esclusivi e controversi degli ultimi vent’anni, il sospetto del “silenzio in cambio di clemenza” aleggia nell’opinione pubblica.
La Minetti, come molti altri membri di quel cerchio magico, è depositaria di informazioni che potrebbero risultare scomode per molti. La grazia, in questo senso, rischia di essere percepita non come un atto di giustizia superiore, ma come un premio per la riservatezza mantenuta.

Il confronto con gli Stati Uniti offre uno scenario speculare e ancora più crudo. Ghislaine Maxwell, complice di Jeffrey Epstein nel traffico di minorenni, sta scontando 20 anni di carcere.
A differenza della Minetti, la Maxwell ha giocato a carte scoperte, dichiarando pubblicamente di aver chiesto la grazia a Donald Trump e suggerendo che la sua versione dei fatti — quella che potrebbe scagionare o affossare nomi illustri come quello di Clinton o dello stesso Trump — dipenderà proprio dall’ottenimento della clemenza.

In entrambi i casi, assistiamo a una sorta di “negoziato” sulla verità. La grazia diventa una pedina di scambio in un gioco di potere dove la vittima reale (la giustizia, o nel caso Epstein, le giovani donne abusate) passa spesso in secondo piano rispetto agli equilibri istituzionali.

La crisi della funzione rieducativa
Sullo sfondo di queste vicende rimane l’atavica crisi del sistema carcerario.
La Costituzione assegna alla pena una funzione rieducativa, ma la realtà parla di sovraffollamento e di bambini che nascono e crescono dietro le sbarre perché le madri sono detenute.
È paradossale che l’attenzione mediatica e la clemenza dello Stato si concentrino su figure simboliche e politiche, mentre migliaia di “ultimi” vivono l’esperienza carceraria come una pura punizione afflittiva, priva di prospettive di reinserimento.

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