;

Clicca per guardare il video

Su Fabbrica della Comunicazione, la rubrica Approfondimento Stoico è a cura dello scrittore ed antifilosofo Michele Putrino e Beatrice Silenzi, direttore responsabile.

LE GUERRE DEI POTENTI E LE NOSTRE BATTAGLIE QUOTIDIANE

Questa epoca è tornata a occuparsi di guerra. Droni, bombardamenti, crisi energetiche e minacce nucleari non sono più soltanto capitoli di un libro di storia, ma notizie quotidiane che scuotono la nostra tranquillità.
Guardiamo i “potenti della Terra” con un misto di sdegno e impotenza, etichettandoli come folli, crudeli o cinici.
Ma se questa visione esterna fosse solo un modo per non guardare dentro noi stessi?

Se la guerra che vediamo fuori dalle mura domestiche non fosse altro che la proiezione macroscopica delle piccole battaglie che combattiamo ogni giorno?
La differenza antropologica tra chi preme il grilletto di un conflitto geopolitico e chi, nel suo piccolo, ingaggia una guerra fredda con il vicino di casa, il collega o il coniuge.
La differenza, suggerisce Putrino, risiede esclusivamente nei mezzi a disposizione, non nella natura del conflitto.

Siamo abituati a pensare alla guerra come a un evento eccezionale e lontano. Eppure, se analizziamo le nostre giornate con onestà, scopriamo che la dinamica del conflitto è onnipresente.
Siamo in guerra con il vicino per il volume della televisione, con il figlio che non studia, con il partner che ci impone ritmi o visite sgradite. In ogni interazione, spesso, cerchiamo di affermare la nostra volontà, di avere ragione, di demonizzare l’altro.

La società moderna ci ha insegnato a nascondere questa natura sotto una patina di “buonismo” o di pensiero positivo “alla Jovanotti”.
Ma questa, secondo Putrino, è solo una strategia per addomesticare le masse. Ci viene insegnato a essere accomodanti non per un reale senso di bene comune, ma per renderci innocui e facilmente gestibili.

Il risultato è un individuo che si illude di essere “buono” solo perché non ha il coraggio (o i mezzi) di manifestare la propria volontà di potenza, finendo per diventare un “idiota” o un disgraziato che cerca approvazione.
Per uscire da questo inganno, Putrino richiama lo stoicismo (e il cinismo) più autentico, quello di Epitteto e Marco Aurelio.

La prima virtù stoica è la fronesis (la prudenza o saggezza pratica): la capacità di vedere il mondo per quello che è, senza filtri sentimentali.
Accettare che la vita è, in parte, un conflitto di forze non ci rende persone peggiori; al contrario, ci tranquillizza.
Vedere la realtà in faccia significa capire le regole del gioco.
Se capisco che il potere, l’aggressività e la ricerca del dominio sono forze intrinseche alla vita, smetto di esserne vittima inconsapevole.

La coscienza, in questa prospettiva, non è “essere buoni”, ma è la capacità di gestire queste forze interiori con intelligenza.
È la differenza tra un “dittatore fesso” che agisce per impulsi bestiali e una persona consapevole che sa dirigere i propri istinti verso un obiettivo superiore o, almeno, verso una gestione sociale efficace.

Durante il colloquio, il discorso si sposta inevitabilmente sui grandi attori mondiali, come gli Stati Uniti e figure come Donald Trump.
L’uso della cosiddetta “teoria del pazzo” – agire in modo estremo per spaventare l’avversario e portarlo a miti consigli – non è una follia improvvisata, ma una tecnica di potere brutale applicata da una nazione sull’orlo del collasso.
Gli imperi, quando sentono mancare il terreno economico e morale sotto i piedi, ricorrono alla forza bruta.

Mentre i potenti applicano queste strategie, la massa rimane spettatrice, spesso incapace di reagire.
Questo accade perché il potere sa usare la tecnica del divide et impera. Isolando l’individuo attraverso la tecnologia, i social media e la cultura dell’odio verso l’altro, il sistema crea miliardi di “isole” impotenti.
Ci sentiamo “fighi” a stare soli sul divano con i popcorn, ignorando che quell’isolamento è lo strumento perfetto per renderci schiavi di un sistema che non deve più nemmeno faticare per controllarci.

La conclusione di Putrino è una sfida al comfort moderno. Se vogliamo smettere di essere “polli da batteria” o “maiali trattati bene prima del macello”, dobbiamo riappropriarci della capacità di soffrire.
Come i muscoli si formano solo attraverso lo sforzo e il dolore dell’allenamento, così il carattere si tempra solo attraverso l’autodisciplina e il rifiuto delle comodità vendute dal sistema.

Cercare costantemente il benessere, il posto fisso e la tranquillità significa mettersi da soli in una gabbia.
La vera libertà, suggerisce questa visione stoica, passa per la durezza, l’autocontrollo e il coraggio di guardare l’abisso – sia quello dei conflitti mondiali, sia quello delle nostre miserie quotidiane – senza battere ciglio.
Solo smettendo di essere “pecore che belano” e iniziando a costruire un carattere forte, possiamo sperare di non essere più soltanto carne da macello nelle mani dei grandi signori della guerra, siano essi a Washington, a Mosca o semplicemente dentro la nostra testa.

Il video pubblicato è di proprietà di (o concesso da terzi in uso a) FABBRICA DELLA COMUNICAZIONE.
E’ vietato scaricare, modificare e ridistribuire il video se non PREVIA autorizzazione scritta e richiesta a info@fcom.it.