Piccolo è bello! Storia dei reattori modulari nucleari.

Piccolo è bello! Storia dei reattori modulari nucleari.

di GIORGIO PANDINI

Siamo da pochi giorni entrati nel 2024 e da Bruxelles arriva la notizia che nelle prossime settimane sarà lanciata una Alleanza Industriale come evoluzione del partenariato europeo per i piccoli reattori nucleari.

Breve spiegazione.

I piccoli reattori modulari nucleari sono dei micro reattori (sia in termini di potenza che di dimensioni rispetto a quelli tradizionali) che costituiscono l’ultima generazione di sviluppo nell’ambito della tecnologia nucleare. 

Hanno una potenza compresa tra i 10 e i 300 MegaWatt ed utilizzano reazioni di fissione nucleare per creare calore, o generare elettricità. 

Il loro principale vantaggio consiste nell’essere assemblati in fabbrica e poi spediti ed installati sul posto, raggiungendo quindi anche aree remote del Pianeta, con capacità di rete limitata, o aree in cui l’uso di grandi centrali nucleari tradizionali non è possibile.

La commissaria europea per l’energia, Kadri Simson ha dichiarato che già “dall’inizio del 2022, l’industria nucleare europea, la comunità di ricerca e le autorità di regolamentazione della sicurezza nucleare collaborano strettamente nell’ambito del pre-partenariato europeo su piccoli reattori modulari e le analisi effettuate, durante la fase preparatoria, hanno suggerito che un’alleanza industriale è il concetto appropriato”.

Ed ancora:“crediamo che i piccoli reattori modulari nucleari possano svolgere questo ruolo e aiutarci a raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi per il 2040. Per consentire questo sviluppo e tener conto dei più elevati standard di sicurezza, dobbiamo stabilire delle regole per gli Stati membri dell’UE, ma vogliamo andare incontro anche alla nostra industria. Questo è il motivo per cui stiamo progettando di istituire un’Alleanza industriale per i piccoli reattori modulari”.

Le parole della Simson, a proposito di questa Alleanza di cui si parla ormai da mesi, paiono definire la concretizzazione di un lungo lavoro. 

Ma vediamo i costi dell’operazione. 

Occorreranno all’incirca da 350 a 450 miliardi di euro per la sostituzione delle unità dismesse ed affrancarsi dalla dipendenza dalle fonti fossili.

Per continuare il percorso – da qui al 2050 – la nuova tecnologia dovrà poi tenere conto del risultato farsa della recente COP28 di Dubai, conclusasi con l’ennesimo nulla di fatto e con vaghi generici impegni a dismettere (molto gradualmente!) i combustibili fossili.

Credo sia ovvio supporre che il risultato non potesse essere diverso, dal momento che ad ospitare la conferenza è stato uno tra i principali Paesi produttori di petrolio! 

Comunque, a fronte del risibile esito di COP28, l’Unione Europea ha pensato di imprimere una forte accelerazione sul fronte del nucleare, con diversi Paesi membri direttamente interessati: come Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria, Romania, Croazia, Finlandia, Svezia e Polonia. 

Poi ci sono quelli che partecipano ai lavori in qualità di osservatori, come Belgio e Paesi Bassi e naturalmente l’Italia.

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